Sappiamo quanti si sono mobilitati dopo la tragica morte di Abderrahim Fakir e quanto profonde siano state le conseguenze che ne sono derivate. Ma se pensiamo ai minuti che sono trascorsi prima dell’intervento della polizia, sappiamo che Fakir ha manifestato per un tempo significativo un evidente stato di sofferenza, perché se i presenti hanno riconosciuto il disagio non si sono mossi quando era ancora possibile aiutarlo? Forse questa vicenda ci porta anche a chiederci se, persino nel quartiere Pilastro e all’interno di quella comunità che il sindaco Lepore ha descritto come coesa e unita, non esistano le stesse paure e diffidenze presenti nel resto della città. Parliamoci chiaro: un uomo in quelle condizioni non si lascia solo. Di testimoni ce ne sono stati molti. Quello che, per quanto finora emerso, sembra essere mancato sono i testimoni attivi, persone che abbiano provato ad aiutarlo invece di limitarsi ad assistere alla scena o a filmarla.

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