Per decenni Bologna ha rappresentato un modello urbano fondato su crescita economica, servizi diffusi e qualità della vita. Una città nella quale la vivibilità costituiva un vantaggio competitivo tanto quanto l’università, il sistema produttivo o l’offerta culturale.
È da questa considerazione che nasce il sondaggio commissionato da Confabitare, associazione proprietari immobiliari, a Sigma Consulting e realizzato su un campione rappresentativo di residenti nel Comune di Bologna, selezionato per genere, fascia d’età, quartiere di residenza e titolo di studio attraverso metodologia mista CATI, CAWI e CAMI. La ricerca mostra che una parte significativa dei cittadini percepisce oggi un indebolimento di questo equilibrio. Il dato più rilevante è il 69% degli intervistati che ritiene peggiorata la qualità della vita negli ultimi 4-5 anni. Ancora più significativo è che il 72% percepisca un peggioramento della viabilità e il 70% un peggioramento della sicurezza. Più che un giudizio sulle condizioni economiche della città, il sondaggio sembra evidenziare una crescente percezione di perdita di accessibilità, semplicità e controllo sulla vita quotidiana.
Non è casuale che sicurezza e viabilità siano indicate come le due principali priorità di intervento per il Comune, rispettivamente dal 65% e dal 53% dei cittadini. Si tratta di due indicatori che misurano il rapporto tra persone e spazio urbano. Quando aumentano i tempi di spostamento, la congestione o la percezione di insicurezza, si riduce la fruizione della città e cambiano le abitudini quotidiane. Si frequentano meno alcuni luoghi, si limitano gli spostamenti e si modifica il rapporto con gli spazi pubblici. Anche il dato relativo ai cantieri del tram va interpretato in questa prospettiva. Oltre sette cittadini su dieci ritengono che abbiano prodotto forti disagi alla viabilità cittadina. Il sondaggio non misura il consenso o il dissenso verso l’infrastruttura, ma registra il peso che i cittadini attribuiscono agli effetti della fase di realizzazione. Le persone tendono infatti a valutare la città attraverso l’esperienza quotidiana prima ancora che attraverso gli obiettivi di lungo periodo.
Un altro elemento interessante riguarda il profilo del futuro sindaco. Il 76% degli intervistati preferisce una figura proveniente dalla società civile o comunque capace di integrare esperienza civica e amministrativa, un dato che segnala una richiesta di maggiore prossimità tra istituzioni e cittadini. Emerge una domanda di una classe politica percepita come più aderente ai problemi quotidiani. In questo quadro si inserisce anche il dato relativo al futuro governo della città: il 46% degli intervistati si dichiara contrario a un secondo mandato dell’attuale sindaco Matteo Lepore, mentre il 26% si dichiara favorevole.
Tra le figure pubbliche analizzate dal sondaggio, Alberto Zanni registra inoltre il più elevato livello di fiducia, con il 41% di giudizi positivi (voti da 6 a 10) tra gli intervistati che dichiarano di conoscerlo, risultando la figura con il miglior indice di fiducia tra quelle prese in esame dalla ricerca. Nel complesso il sondaggio descrive una città che non rifiuta il cambiamento, ma che chiede di ricomporre il rapporto tra trasformazione urbana e qualità della vita. La questione centrale è mantenere quel livello di vivibilità che per lungo tempo ha rappresentato uno degli elementi distintivi del modello bolognese.
Commenta così Alberto Zanni, presidente nazionale di Confabitare e candidato sindaco con Una Nuova Bologna: “Il sondaggio che abbiamo commissionato conferma che molti bolognesi hanno l’impressione che la città stia perdendo alcuni dei valori che per anni ne hanno caratterizzato l’identità. Negli ultimi anni si è cercato di far passare l’idea che la Bologna del rispetto, del senso civico e delle regole sia un ricordo del passato. Io non la penso così. Credo che quella cultura possa tornare a essere un punto di riferimento per la città. Il Comune dispone di immobili, spazi e concessioni che rappresentano uno strumento importante per orientare il futuro di Bologna. Dobbiamo chiederci quali valori vogliamo far crescere. Noi pensiamo che gli spazi pubblici debbano essere affidati a chi promuove responsabilità, rispetto delle regole, cura dei luoghi e appartenenza alla comunità. Troppo spesso, invece, si è scambiata l’inclusione con la tolleranza verso comportamenti che finiscono per alimentare degrado, illegalità e assenza di regole. Una Nuova Bologna vuole invertire questa tendenza per recuperare il meglio della cultura civica bolognese e costruire una città più vivibile, più sicura e più vicina ai cittadini”.

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