Chi abita in zona Stadio, tra Saragozza, Casalecchio e l’asse verso Borgo Panigale, convive con partite ed eventi. Quando fu costruito quasi 100 anni fa, il contesto urbano era completamente diverso, lo stadio era per lo più circondato da campagna. Oggi, quella zona un tempo periferica di campi e frutteti è considerata zona centrale e di pregio, con una città cresciuta, più densa e molto più trafficata, la convivenza con lo stadio, le partite e le tifoserie continua, ma ci sono sempre più disagi. Nei giorni di partita intere aree vengono di fatto bloccate prima e dopo gli eventi: traffico congestionato, parcheggi saturi fino alle zone limitrofe, auto ovunque anche dove non potrebbero sostare, accessi difficili alle abitazioni. Muoversi diventa complesso, ricevere visite complicato, mentre i mezzi di soccorso subiscono rallentamenti e i servizi restano sotto pressione. A questo si aggiunge la crescente preoccupazione per episodi di tensione tra tifoserie, che nella percezione dei residenti incidono concretamente sulla sicurezza e sulla qualità della vita. Un elemento che si somma alle criticità già note e contribuisce a rendere più fragile l’equilibrio quotidiano. Alberto Zanni, candidato sindaco con Una Nuova Bologna e presidente nazionale di Confabitare commenta: “Il dibattito si concentra sui fondi, sui 40 milioni, su chi deve intervenire. Ma nel frattempo ai residenti chi ci pensa? Chi vive in queste zone ha comprato casa sapendo che c’era lo stadio e ha sempre dimostrato tolleranza, ma la città è cambiata e i problemi sono sotto gli occhi di tutti. L’attuale collocazione non è sostenibile per i residenti in zona stadio e nelle zone vicine. Per questo abbiamo ritenuto utile raccogliere testimonianze e portare nel dibattito pubblico ciò che i cittadini vivono ogni giorno”.
Infatti Una Nuova Bologna ha ritenuto necessario dare una misura a questo disagio coinvolgendo nelle ultime settimane oltre 5.000 residenti. Da questa rilevazione emerge un dato netto: il 94% degli intervistati, 4.725 persone, si dichiarano favorevoli allo spostamento delle attività sportive fuori dal centro. Un dato che segnala che quell’equilibrio non è più sostenibile e che se esistono alternative sono da valutare con serietà. “A questo punto – aggiunge Zanni – è legittimo aprire una riflessione su soluzioni alternative. Una delle ipotesi è lo spostamento nell’area dell’ex FICO, con un progetto integrato che comprenda stadio, spazi per allenamenti, negozi e parcheggi adeguati. Uno spostamento che potrebbe ridurre l’impatto sui quartieri residenziali e contribuire al rilancio del complesso commerciale Grand Tour Italia. Un’alternativa potrebbe essere individuata anche nell’area Pallavicini, per una collocazione più coerente sotto il profilo della viabilità e dell’organizzazione degli spazi. Continuare a rimandare significa lasciare tutto com’è, e a pagarne il prezzo sono i residenti”.
Comunicato stampa 24/04/2026

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