La Turrita d’Oro non è un premio qualsiasi. È uno dei più alti riconoscimenti civici di Bologna. Rappresenta la gratitudine della città verso chi ne ha accresciuto il prestigio, l’identità, la cultura e il valore pubblico.
Per questo non condivido la scelta di conferirla a Zohran Mamdani, sindaco di New York.
Stiamo assistendo a una sequenza di scelte che sembrano seguire una direzione precisa: la partecipazione del sindaco alle celebrazioni del Ramadan, il rafforzamento dello Sportello Antidiscriminazioni anche sul contrasto all’islamofobia, iniziative e percorsi formativi promossi dal Comune su questi temi e ora la Turrita d’Oro a un sindaco d’oltreoceano che rappresenta determinati orientamenti culturali e politici.
E allora la domanda è: questa direzione serve Bologna oppure serve a costruire consenso presso specifici segmenti elettorali?
Noto tristemente che mentre l’amministrazione moltiplica i gesti simbolici, i bolognesi continuano a confrontarsi con problemi molto concreti: traffico, sicurezza, casa, cantieri, commercio di vicinato e qualità della vita.
La sensazione è che si stia progressivamente sostituendo il governo della città con la costruzione di una narrazione politica ad uso e consumo del sindaco.
Bologna non ha bisogno di simboli sempre nuovi. Ha bisogno di risposte ai problemi di tutti i giorni.
E la Turrita d’Oro dovrebbe tornare a essere ciò che è sempre stata: il riconoscimento della città a chi ha dato qualcosa di straordinario a Bologna e ai bolognesi.
I bolognesi vengono prima.
Comunicato stampa 05/06/2026

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